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Sentii la sincerità e l’affetto di quell’abbraccio, come quella domenica che gli consegnai il vestiario. Non mi aveva dimenticato…
Salvatore Ardita nasce il 1° marzo 1946 a Portici, in provincia di Napoli. Fin da giovane manifesta una profonda sensibilità verso il mondo che lo circonda, una predisposizione all’ascolto e all’osservazione che negli anni diventerà il cuore pulsante della sua scrittura.
Già Ispettore Superiore del Corpo della Polizia Penitenziaria, Ardita ha trascorso gran parte della sua vita professionale all’interno di quello che egli stesso definisce il “Pianeta Carcere”: un universo complesso, spesso duro, fatto di contraddizioni, fragilità, speranze spezzate e, talvolta, di inaspettata umanità. È proprio in questo contesto, a partire dagli anni Novanta, che nasce il bisogno di dare voce alle emozioni accumulate nel tempo, trasformandole in prose, racconti e poesie.
La scrittura diventa per lui una necessità interiore, uno strumento di elaborazione delle esperienze vissute, alcune dolorose, molte profondamente formative, che hanno inciso non solo sulla sua carriera, ma anche sulla sua vita privata, affettiva e sociale. Da queste esperienze prende forma una narrazione autentica, capace di restituire dignità ai volti spesso invisibili dell’esistenza, raccontando storie di uomini e donne segnati dal destino ma mai privi di una scintilla di luce.
Nel corso della sua carriera nel Corpo della Polizia Penitenziaria, Salvatore Ardita raggiunge diversi livelli e qualifiche, ma ciò che resta immutato è il suo modo di essere: un uomo semplice, coerente, profondamente empatico. Come emerge anche dal suo scritto “Un mondo piatto e omogeneo”, egli non ha mai permesso che i gradi o le responsabilità intaccassero la sua capacità di sentire, comprendere e rispettare l’altro.
La sua produzione letteraria è intrisa di una forza poetica sincera, che trova una delle sue espressioni più intense nella poesia Io il Carceriere, dove il ruolo istituzionale si fonde con una profonda riflessione sull’animo umano. Nei suoi racconti di vita reale, tra cui Anche noi siamo figli di Dio, pubblicato da Pluriversum Edizioni, emerge con chiarezza la sua visione del mondo: uno sguardo compassionevole, mai giudicante, che pone al centro l’uomo prima dell’errore.
