L’impegno di SELIA per i giovani e la Valle di Suessola al tavolo sui processi democratici e la cittadinanza attiva del CNEL
Intervista a Mariarosaria Ruotolo
L’associazione SELIA è stata scelta per partecipare al tavolo tematico “Partecipazione ai processi democratici e cittadinanza attiva” promosso dal CNEL nell’ambito del Patto Generazionale 2026.
Qual è il valore di questa partecipazione per l’Associazione?
Partecipare a un tavolo istituzionale come quello del CNEL rappresenta per SELIA non solo il riconoscimento del lavoro sinora svolto, ma anche un’opportunità concreta per far sentire la voce dei giovani e del territorio della Valle di Suessola. Sin dalla costituzione ci siamo ripromessi di non essere destinatari passivi di politiche pubbliche. Il nostro obiettivo è essere interlocutori attivi, portando esperienze reali di cittadinanza e proposte concrete per il futuro della nostra comunità.
In che modo SELIA intende trasformare le esigenze locali in contributi utili a livello nazionale?
Stiamo pensando a momenti di ascolto e confronto con i giovani del territorio, anche tramite i social. Vogliamo raccogliere idee, bisogni e progetti concreti, e poi tradurli in proposte che possano arricchire le strategie di medio-lungo periodo del CNEL. Crediamo fortemente nel nostro territorio, la Valle di Suessola, e offriremo spunti innovativi per politiche più inclusive ed efficaci.
Lei parla di partecipazione attiva dei giovani. Spesso, però, le istituzioni sembrano distanti dalla loro quotidianità.
Come si supera questo divario?
La chiave è strutturare in modo diverso la partecipazione: renderla pratica e non formale. I giovani devono sentirsi parte di un processo decisionale reale, con strumenti e canali di ascolto che trasformino le loro istanze in risultati tangibili. SELIA cerca di creare questo ponte: le esperienze locali – come progetti civici e culturali – diventano best practices da condividere sul piano nazionale.
Qual è, secondo lei, il ruolo di un’associazione giovanile come SELIA in un contesto istituzionale?
Il nostro ruolo è duplice: da un lato rappresentare i giovani del territorio; dall’altro dimostrare che la cittadinanza attiva non è teoria ma pratica quotidiana. Essere presenti a un tavolo istituzionale significa assumersi la responsabilità di contribuire, in modo competente e consapevole, al rafforzamento della democrazia partecipata.
Crede che le iniziative come il Patto Generazionale possano davvero riequilibrare le relazioni tra generazioni?
Sì, ma solo se le politiche si basano su ascolto reale e collaborazione. Il Patto Generazionale non deve essere solo un documento, ma un punto di partenza per un dialogo continuo tra giovani e Istituzioni, capace di generare strategie sostenibili per il futuro.
È fondamentale che i giovani non siano visti come destinatari passivi, ma come partner interlocutori attivi nella costruzione delle decisioni che riguardano la loro vita e il loro futuro.
Il suo impegno con SELIA si accompagna anche al percorso di ricerca accademica come dottoranda in diritto costituzionale e pubblico. Quanto ha influito la sua esperienza personale e professionale nel lavoro dell’Associazione?
Il percorso accademico mi ha sicuramente fornito strumenti preziosi per comprendere meglio le istituzioni e i processi decisionali, ma il cuore del nostro lavoro resta sempre l’ascolto delle persone e delle comunità. Al CNEL, ad esempio, ho sottolineato sin dall’inizio, nel mio intervento, l’importanza di non dimenticare i giovani senza possibilità, i NEET, gli abitanti delle aree interne e chi non ha la possibilità di sedere a questi tavoli: nessuno deve essere lasciato indietro. SELIA nasce dalla convinzione che la cittadinanza attiva non sia un privilegio, ma un diritto da rendere concreto per tutti, trasformando bisogni reali in azioni e proposte efficaci.
Quali gli obiettivi di questa esperienza a Roma?
Spero che le istanze della Valle di Suessola e dei giovani che rappresentiamo possano trovare spazio nelle strategie nazionali, contribuendo a politiche più inclusive. Ma soprattutto, desidero che questa esperienza serva a ispirare altri giovani a partecipare, a mettersi in gioco e a credere che anche la loro voce, anche da un piccolo territorio, può fare la differenza.
